RIFIHOLONA:
La Rifiholona (ma anche Rifriholona, con la “r”) oggi è una festa della tradizione fiorentina con manifestazioni organizzate e partecipate in tutta la città. La parola “rificolona”, deriva dall’antico termine “fierucola”, cioè festa piccola, ma importante. Questa festa nasce verso la metà del seicento, quando contadini e montanari scendevano dalle colline di Vallombrosa e Impruneta verso Firenze, sia per rendere omaggio alla Vergine Maria nella Chiesa della SS.Annunziata, sia per vendere i loro prodotti sotto il loggiato dello Spedale degli Innocenti. Per essere pronti la mattina presto, arrivavano il giorno prima e bivaccavano sotto il porticato, facendosi luce con lampioncini protetti da un involucro di carta e appesi a lunghi bastoni di legno. La notte, però, erano presi di mira dai giovani fiorentini. Erano soprattutto le donne a farne le spese: era un seguito di allusioni e matte risate per i loro vestiti ma soprattutto per gli ampi seni e le forme abbondanti. Così venivano chiamate “fiorucolone” (cioè coloro che partecipavano alla fierucola) o più maliziosamente “fieroculone”. Da qui il passaggio per corruzione, alla odierna “rificolona” Ancora oggi si usa la parola come espressione critica e scanzonata, per indicare una donna vestita e truccata senza gusto e in modo troppo vistoso. Col passare del tempo la festa divenne una vera e propria tradizione: si costruivano lanterne raffiguranti buffe figure femminili che venivano portate in giro tra suoni di campanacci, urla e fischi. In ultimo il lancio delle bucce di cocomero con cui si cercava di far prendere fuoco alle lanterne. Negli anni 50 è nata anche la tradizione della parata sull’Arno: allegorie di cartapesta portate su barconi infiorati e illuminati da centinaia di lampioncini che scivolano sull’acqua tra il Ponte Vecchio e il Ponte alle Grazie, tra gli applausi dall’una e dall’altra riva

Rifiholone in SS.Annunziata